Juve: Del Neri, Diego e il mercato

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Del Neri alla Juventus è ufficiale. Il tecnico friulano protagonista dello storico ritorno in Champions League (terzo turno) della Sampdoria, passa alla Juve che invece disputerà i preliminari di Europa League. La scelta è caduta sul tecnico italiano dopo una lunga ed estenuante trattativa con Rafa Benitez, conclusasi però senza esito positivo sia perchè Rafa e il suo staff costano veramente caro, sia perchè a mio parere il mancato approdo in Champions dei bianconeri ha fatto raffreddare l'interesse del tecnico spagnolo. Che va in direzione Inter dopo l'addio di Mou.
Comunque, c'è curiosità soprattutto su come la Juve sarà schierata in campo da Del Neri. Il 4-4-2 classico è il suo modulo preferito, meglio se ognuno dei giocatori è schierato nel suo ruolo naturale. Viene subito da pensare a Diego che, dopo il suo primo anno (pessimo) in Italia, non ha ancora una collocazione tattica ben precisa perchè non si capisce se è trequartista,seconda punta,esterno e così via. In italia penso di essere l'unico a dire che Diego deve giocare più indietro, nel centro di centrocampo, oppure addirittura alla Pirlo come regista davanti alla difesa (affiancato da un mediano però). Quando era nel Werder mi impressionava perchè era un giocatore tuttocampo, che tornava a prendere il pallone appena fuori dalla sua area di rigore e impostava l'azione. Il suo fisico inoltre non è leggerino, ed è sufficientemente abile nei contrasti: vale la pena provare, perchè da trequartista o mezzapunta non ha fatto bene e non è neanche un grande tiratore da lontano. Del Neri dice che ha sempre fatto giocare Doni nell'Atalanta e quindi non avrà problemi con Diego, ma secondo me sono giocatori diversi.
Sicuramente la vecchia signora necessita di uomini di fascia, sia in difesa che a centrocampo: via Grygera,Zebina,Grosso che non sono giocatori da Juve e dentro almeno due terzini. Cassani può essere un obiettivo percorribile e ideale mentre sono pronto a scommettere che il mondiale sarà vetrina per osservare qualche elemento di fascia interessante. Cannavaro a quanto pare non sarà riconfermato, potrebbe essere competitiva la coppia di difensori centrali Chiellini-Mexes. A centrocampo stessa storia con Camoranesi ormai sul viale del tramonto, manca ancora l'erede di Pavel Nedved che potrebbe essere Krasic anche se andrebbe "educato" meglio sulla fase difensiva. L'attacco è un incognita legata soprattutto al recupero di Amauri, brutta copia di sé stesso in questi ultimi mesi, e alla partenza di Trezeguet che andrebbe sostituito con un attaccante più giovane tipo Pazzini o Cavani oppure se si guarda fuori italia sarebbe un'ottima scelta il francese Gignac.
Di certo il compito più arduo per il nuovo ds Marotta sarà il fronte cessioni: solo il Milan può avere una situazione peggiore, con troppi giocatori senza mercato che difficilmente si possono piazzare soprattutto a causa dell'ingaggio elevatissimo.
Il progetto-Juve è ben avviato, tra dirigenza rinnovata e stadio nuovo sicuramente la Vecchia Signora è una società che guarda al futuro, cercando di costruire un presente dignitoso che possa cancellare la sciagurata stagione 2009-2010.
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Analogie tattiche


Capolavoro Inter, molti quotidiani e trasmissioni sportive hanno definito in questo modo il passaggio del turno dei nerazzurri a scapito del Barcellona. Altri parlano di impresa, altri ancora esaltano le capacità di Mourinho che ha saputo prendere le giuste contromisure alla formazione blaugrana. Eppure il Barcellona visto quest'anno è una squadra diversa rispetto a quella che ha vinto tutti i trofei l'anno scorso, non è un armata invincibile come è stata disegnata dai media. E' passato poco tempo e non ci sono stati molti cambiamenti nella rosa a disposizione di Guardiola, ma quelle poche modifiche sono state molto significative, hanno cambiato il modo di giocare della squadra e ora è vulnerabile sotto gli occhi di tutti. E' andato via Eto'o ed è arrivato Ibrahimovic, Thierry Henry ha perso il posto da titolare a favore dell'emergente Pedro (anche causa infortuni), Iniesta ha passato buona parte della stagione nell' infermeria...piccole e grandi cose che hanno compromesso una stagione.
Lo scambio Eto'o - Ibrahimovic ha tolto velocità e spirito di sacrificio in avanti, aggiungendo tecnica (che non serviva) ma anche problemi causa il difficile carattere dello svedese (vedere la scarsa concentrazione dimostrata nelle partite più importanti). Henry è un altro giocatore dal cambio di passo, dalla progressione devastante, che nonostante l'avanzare dell'età garantisce un' imprevedibilità che può risultare utile anche solo per pochi minuti a partita. Iniesta invece è letale negli inserimenti da dietro, nei tiri da fuori ed è un collante imprescindibile tra centrocampo e attacco, impossibile fare a meno di questo grande campione. Tutto questo per dire che:
nel Barcellona c'è troppa tecnica, troppi palleggiatori che finiscono per imbrigliare il gioco in una fitta trama di passaggi senza poi trovare quello spunto imprevedibile, quel movimento offensivo che scardina le difese più chiuse. Pedro, ottimo giovane calciatore, è però anche lui uno che preferisce la tecnica piuttosto che la corsa. Tutto è nei piedi di Messi e Xavi, due alieni del calcio, che però a volte ritornano sulla Terra perchè sotto sotto sono semplicemente "umani". Il risultato è un possesso di palla impressionante (si viaggia sui 70% di media) ma poche occasioni vere da gol. Tanto che ultimamente il centravanti più pericoloso è Piquè, un difensore dai piedi buoni ma pur sempre un difensore.
E allora ecco spiegato perchè un' Inter in 10 uomini, tutta arroccata in difesa, ha difeso il risultato ottenuto all'andata senza particolari apprensioni, perchè il Barcellona non aveva nessuna chiave magica per aprire una porta superblindata come quella nerazzurra. O perlomeno una l'aveva ma è stata usata troppo tardi, ovvero quel piccolo bomber che risponde al nome di Bojan Krkic, sottovalutato fin troppo dallo stesso Guardiola che lo ha lanciato.
Ma fermare questo Barcellona era un gioco da ragazzi, e non lo dico per presunzione ma perchè una squadra come quella della semifinale di Champions è una squadra già vista e stravista, di cui si conosce ogni minimo dettaglio e ogni contromossa per fermarne l'impeto. Era aprile ma già dalla lettura delle formazioni si respirava un' aria decisamente...natalizia. Torniamo indietro di due-tre anni, Carlo Ancelotti era l'allenatore di un Milan vincente in Europa ma spesso bloccato in campionato, soprattutto quando giocava in casa contro squadre che si chiudevano a riccio. Il modulo era il 4-3-2-1 (appunto rinominato "albero di Natale") e lo stile era proprio quello dei blaugrana di fine aprile 2010: possesso palla, passaggi fitti e semplici, manovra elaboratissima che finiva per essere annulata quando non trovava spazi per affondare il colpo decisivo. E allora possiamo paragonare il regista Xavi a Pirlo, il giovane Pedro all'esperto Seedorf, la luce Messi come Kakà allora, Ibrahimovic che fatica a incidere in Coppa come Gilardino all'epoca. Possiamo continuare: Gattuso come Keita, Ambrosini come Busquets...e l'Inter ha risposto come un Chievo qualsiasi, portando a casa una storica qualificazione giocando al catenaccio come facevano le provinciali col Milan qualche anno fa.
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