Spagna campione ma onore all'Olanda

Eh già, onore all'Olanda. Perchè della Spagna campione del mondo non ci si può meravigliare, basta leggere la formazione per capire che siamo di fronte a tanti campioni riuniti sotto un'unica maglia. Ma quando vedi il capitano di una squadra correre dappertutto per coprire gli errori dei compagni oppure contrastare i più forti attaccanti del mondo e fermarli, dimenticando che ha 35 anni e una carriera passata a macinare chilometri sulla fascia sinistra, allora devi rendere onore. Quello che non hanno fatto i giornalisti nei confronti di Giovanni Van Bronckhorst. Ho visto dei 6 in pagella...sei in pagella si assegna a uno che ti esegue il compitino senza aggiungere nulla. Giovanni invece ha
dato tutto quello che aveva, perchè voleva

chiudere la sua carriera alzando la coppa più prestigiosa, perchè voleva che la sua ultima partita fosse indimenticabile. Onore quindi a
questo guerriero, che proprio di fronte ai suoi amici del Barcellona ha fatto un figurone e ha dato lezioni di diagonale difensiva per i prossimi dieci anni (terzini italiani vi fischieranno le orecchie). Il degno capitano di un Olanda mai doma e che ha dato l'anima fino all'ultimo, calcioni compresi.
Ma veniamo alla partita: Spagna che si impossessa del pallino del gioco subito, come sempre, e un paio di volte fa sbandare completamente la difesa orange. Difesa che tiene botta, non demorde. Poi l'assalto degli spagnoli si fa sempre più pressante, in virtù del fatto che, come nelle partite precedenti, il possesso palla è fine a se stesso e raramente si arriva dalle parti di Stekelenburg con intenzioni pericolose. E proprio nei momenti di assalto delle furie rosse, la difesa si scopre e l'Olanda in contropiede è micidiale con la coppia Sneijder-Robben sempre pronta a infliggere il colpo. Colpo che non arriva solo per la scarsa freddezza di Robben che spreca due occasioni clamorose e, diciamolo, anche per la bravura della saracinesca Casillas che respinge tutto quello che riceve. Tranne una innocente palla restituita che stava per trasformarsi in beffa. E nel mezzo calci, tanti calci, sicuramente troppi soprattutto da parte di Van Bommel e De Jong, due che nessuno vorrebbe mai incontrare la sera quando ci si ritira a casa. In casa roja Xavi illumina, Iniesta è sontuoso quando controlla la palla e magistrale nel dribbling, Piquè e Puyol sono baluardi, Villa invece delude perchè intrappolato da Mathijsen che concede poco o nulla. Del Bosque getta nella mischia Navas, Fabregas e Torres nel finale: questi tre erano in panchina, ciò la dice lunghissima sulla qualità della rosa spagnola, che ha come punto di forza anche l'affiatamento dei giocatori (vedere quelli provenienti da Barcelona e Real Madrid). Van Marwijk invece offrirà una birra a Mourinho, perchè se l'Olanda giocava all'attacco (come da tradizione) non arrivava ai supplementari, invece ha mostrato solidità difensiva e feroci ripartenze a velocità supersonica. Unico neo l'ostinazione di puntare su Van Persie, palesemente fuori forma, tra l'altro pure un po' fuori ruolo. Si poteva rischiare di più il concreto Huntelaar, penalizzato solo dalla non brillantissima stagione nel Milan, ma pur sempre letale cannoniere. Allenatore orange tradito dal troppo nervosismo dei suoi, tanto che Heitinga (già ammonito come del resto quasi tutta la squadra) si fa ammonire per la seconda volta e lascia un vuoto che rimarrà incolmato nel centro della difesa; così ampio che Iniesta ci entra senza troppa fatica e con un diagonale insacca il pur bravo Stekelenburg e dichiara chiusi i giochi a 4 minuti dalla fine. Spagna campione del mondo per la prima volta, con merito e col minimo sforzo se si pensa ai risultati stretti e alla "assenza" di Torres. E se dici Spagna dici anche futuro: Pedro, Busquets, Fabregas, Piquè, Silva, Javi Martinez...Potrebbe non essere finita qui.


